{"id":198,"date":"2025-07-01T16:01:39","date_gmt":"2025-07-01T14:01:39","guid":{"rendered":"https:\/\/educrazia.com\/?p=198"},"modified":"2025-07-02T22:12:50","modified_gmt":"2025-07-02T20:12:50","slug":"online-limpatto-dellintelligenza-artificiale-nella-didattica-generale-e-speciale-ais-impact-on-general-and-special-didactics","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/educrazia.com\/?p=198","title":{"rendered":"Online &#8220;L\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale nella didattica generale e speciale\/AI\u2019s Impact on General and Special Didactics&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>VOLUME&nbsp;I<\/strong> <strong>NUMERO&nbsp;2<\/strong> &#8211; <strong>ANNO&nbsp;V Luglio\/Dicembre 2024<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>ISSN&nbsp;2705-0351 (online)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Introduzione<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Intelligenza, intelligenza collaborativa e intelligenza artificiale generativa tra modelli e ricerche empiriche\/<\/strong><strong><em>Intelligence, Collaborative Intelligence and <\/em><\/strong><strong><em>generative <\/em><\/strong><strong><em>Artificial Intelligence between Models and Empirical Research<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Paolina Mul\u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>Universit\u00e0 di Catania<\/p>\n\n\n\n<p>Questo numero <strong>L\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale nella didattica generale e speciale<\/strong><strong><em>\/AI\u2019s Impact on General and Special Didactics<\/em><\/strong> nasce dopo un\u2019attenza riflessione sull\u2019argomento da parte di numerosi studiosi di ambiti disciplinari diversi ma anche da parte di numerosi pedagogisti, di esperti di didattica generale e speciale, di ricerca educativa, di studiosi di ricerca educativa mediale che intendono confrontarsi presentando alcune ricerche che sono state condotte, evidenziando esiti positivi e negativi. Prima di entrare nel merito sull\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale \u00e8 opportuno mettere in evidenza il dibattito che \u00e8 in atto, chiama in causa <em>l\u2019intelligenza, l\u2019intelligenza collaborativa e l\u2019intelligenza artificiale generativa<\/em> di cambiamento nella societ\u00e0, nel lavoro e nei processi educativi e formativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda <em>l\u2019intelligenza umana<\/em>, \u00e8 noto che rappresenta quell&#8217;apparato di strumenti mentali che d\u00e0 accesso all&#8217;esperienza di tutta l&#8217;umanit\u00e0 e ci consente di comunicare, ragionare, verificare le nostre idee, progettare il futuro. I diversi studi sull\u2019argomento riflettono sulla definizione dell\u2019intelligenza e come tali studi si siano evoluti nel tempo: <em>riflessioni sulla natura, le forme e lo sviluppo dell\u2019intelligenza e come possiamo potenziarla<\/em>, tenendo conto delle sue componenti innate ma anche quelle ambientali che la influenzano. A livello teorico sull\u2019argomento sicuramente un grande contributo \u00e8 stato fornito da Gardner con le <em>intelligenze multiple<\/em> e da Sternberg con <em>la teoria tripolare<\/em> e da Goleman con <em>l&#8217;intelligenza emotiva<\/em>, offrendo prospettive complesse e articolate sull&#8217;argomento.&nbsp;Il primo, con <em>la <\/em><em>Teoria delle Intelligenze Multiple<\/em><strong> <\/strong>ha sostenuto che <em>l&#8217;intelligenza non sia una singola entit\u00e0 misurabile con un unico test, ma piuttosto un insieme di diverse forme di abilit\u00e0 indipendenti.&nbsp;<\/em>Gardner identifica almeno sette intelligenze: linguistica, <em>logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale e intrapersonale <\/em>(Gardner, 2006).&nbsp;<strong> <\/strong>Sternberg, con la <em>teoria tripolare<\/em> mette in evidenza, invece, chel&#8217;intelligenza comprende tre componenti principali: <em>analitica<\/em> (capacit\u00e0 di risolvere problemi), <em>creativa<\/em> (capacit\u00e0 di affrontare nuove situazioni) e <em>pratica <\/em>(capacit\u00e0 di adattarsi all&#8217;ambiente). (Sternberg 1987).&nbsp;Mentre, Goleman con <em>l\u2019<\/em><em>Intelligenza Emotiva,<\/em> ha teorizzatosulla capacit\u00e0 di comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri, sottolineando l&#8217;importanza delle emozioni nel processo decisionale e nelle relazioni interpersonali (Goleman, 2011).&nbsp;Lo sviluppo dell\u2019intelligenza umana \u00e8 influenzato da fattori diversi: <em>fa<\/em><em>ttori genetici, fattori ambientali e l\u2019et\u00e0<\/em><strong>. <\/strong>La componente genetica sembra predisporre determinate capacit\u00e0 cognitive, ma l&#8217;ambiente gioca un ruolo cruciale nel tradurre il potenziale in funzionalit\u00e0 effettiva. Infatti, l&#8217;ambiente socio-culturale, le esperienze educative e le opportunit\u00e0 di apprendimento influenzano lo sviluppo delle abilit\u00e0 cognitive. Ne consegue che alcune capacit\u00e0, come quelle legate all&#8217;intelligenza fluida, tendono a diminuire con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0, mentre altre, come quelle legate all&#8217;intelligenza cristallizzata, possono aumentare nel tempo. Tuttavia, nella letteratura sul tema si rinvengono studi sull&#8217;intelligenza umana, in origine, concentrati sulle valutazioni delle capacit\u00e0 intellettive individuali, specialmente quelle logico-matematiche e che solo intorno al 1904, grazie anche agli studi di Alfred Binet, nell\u2019immaginario collettivo appaiono espressioni come &#8220;test d&#8217;intelligenza&#8221; e &#8220;quoziente intellettivo&#8221;. Saranno le nuove prospettive sull&#8217;intelligenza, ha dare un contributo diverso in quanto non solo hanno fornito nuove definizioni che considerano l&#8217;intelligenza come <em>un insieme di capacit\u00e0 specializzate per risolvere problemi specifici<\/em>, ma hanno interessato gli psicologi <em>sullo studio delle capacit\u00e0 cognitive delle diverse specie<\/em>, non solo sulle differenze all&#8217;interno di una specie. Negli studi sull\u2019intelligenza umana attuali predominano, inoltre, studi sulle <em>differenze individuali rispetto ai processi cognitivi di base<\/em> ma anche focus sulle <em>differenze nelle prestazioni intellettive tra individui di culture o gruppi etnico-sociali diversi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Analizzando poi il concetto di <em>intelligenza collaborativa<\/em>, dobbiamo ricordare il contributo di Pierre L\u00e9vy che&nbsp;aveva cominciato a teorizzare sull&#8217;intelligenza collettiva intesa come una intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, capace di una mobilitazione effettiva delle competenze. In sintesi, l&#8217;intelligenza collettiva si pu\u00f2 considerare come&nbsp;<em>la capacit\u00e0 di una comunit\u00e0 di risolvere i problemi tramite la collaborazione<\/em>. (L\u00e9vy, 1999). Il comportamento cooperativo degli individui appartenenti alla collettivit\u00e0 consente la condivisione delle informazioni, del sapere e il potenziamento dei risultati individuali. Si pu\u00f2 scegliere di lavorare da soli, facendo affidamento solo sulle proprie risorse, oppure di collaborare attivamente con una squadra, confrontandoci con punti di vista differenti e mirando ad un obiettivo comune. Dopo gli studi sull\u2019intelligenza collettiva si affaccia nella letteratura psicologica anche <em>l\u2019intelligenza collaborativa<\/em>&nbsp;che consiste proprio in questo: <em>essere disponibile per gli altri, mettere le proprie competenze al servizio della squadra ed essere capaci di ascoltare e valutare soluzioni<\/em> che fino a quel momento non si erano considerati. Quando si parla <em>di&nbsp;intelligenza collaborativa<\/em>&nbsp;bisogna stare molto attenti a non confondersi con l\u2019intelligenza collettiva o connettiva, che fanno riferimento ad un concetto ben diverso.&nbsp; Parliamo di intelligenza collettiva, ad esempio, quando si svolge una ricerca su Google e le informazioni che ottengo navigando, sono il risultato del sapere di altre persone.&nbsp;L\u2019intelligenza collaborativa \u00e8, invece, qualcosa di diverso, in quanto presuppone un\u2019interazione attiva e un confronto costante con altre persone. \u00c8 noto gi\u00e0 da J. Delors che uno dei quattro pilastri dell\u2019educazione \u00e8 <em>sapere stare insieme<\/em> e, quindi, avere la capacit\u00e0 di&nbsp;lavorare in squadra&nbsp;diventa una competenza estremamente importante e molto richiesta in molti settori lavorativi. Ci\u00f2 implica che \u00e8 compito della scuola far raggiungere questa competenza attraverso esperienze sul campo, compiti in situazione, laboratori che consentono di risolvere problemi attraverso lavori di gruppo. Lo scopo \u00e8 sviluppare un pensiero critico ma anche riuscire a risolveri problemi sempre pi\u00f9 complessi non tenendo pi\u00f9 un solo approccio o una singola visione che appaiono oggi insufficienti ma considerazndo pi\u00f9 approcci e visioni attraverso la collaborazione tra competenze e discipline diverse, in modo da avere una visione completa e multilaterale. Ne consegue che <em>l\u2019intelligenza collaborativa<\/em><strong>&nbsp;<\/strong>presuppone una sinergia tra metodi e criteri differenti e complementari tra loro, che porta ad esplorare soluzioni a cui difficilmente si arriverebbe considerando il problema da un\u2019unica angolazione. Ci\u00f2 avviene nei settori pi\u00f9 disparati, da quello scientifico e tecnologico, ai lavori pi\u00f9 creativi. Anche in ambito scolastico, insegnare fin da piccoli a \u201cpensare insieme\u201d e abituare i bambini al&nbsp;lavoro di squadra, diventa sempre pi\u00f9 importante.<em> <\/em>Oggi, lo sviluppo <em>del<\/em><em>l\u2019intelligenza collaborativa<\/em><strong>&nbsp;<\/strong>sta diventando sempre pi\u00f9 importante, in quanto consente alle persone di imparare a ragionare con persone che la pensano diversamente da noi, far convergere pi\u00f9 visioni verso un obiettivo comune, imparare a valutare tante soluzioni differenti in gruppo, sono processi fondamentali per il progresso della societ\u00e0. \u00c8 scientificamente dimostrato che i risultati raggiungibili mediante questo tipo di approccio siano notevolmente superiori rispetto a quelli a cui si perviene seguendo una visione unilaterale.<em> <\/em>Gi\u00e0 il filosofo Jos\u00e9 Ortega y Gasset affermava che \u00abuna civilt\u00e0 pu\u00f2 essere sopportata solo se molti contribuiscono collaborando allo sforzo. Se tutti preferiscono godersi il frutto, la civilt\u00e0 affonda\u00bb. (Ortega Y Gasset, 2016). Alla fine degli anni \u201990 del Novecento, la scuola \u00e8 stata condizionata non solo dal modello sistemico ma anche dagli studi della sociologia dell\u2019organizzazione d\u2019impresa, tanto da trasformare ruoli, funzioni, relazioni all\u2019interno dell\u2019organizzazione scolastica e, quindi, il management umanistico.<em> <\/em>Come sostiene Dom\u00e8nec Mel\u00e9 in<em>&nbsp;The Challenge of Humanistic Management<\/em>&nbsp;<em>(<\/em>Journal of Business Ethics,<em>&nbsp;<\/em>Volume 44, Number 1, 2003), il management pu\u00f2 dirsi umanistico quando il suo focus \u00e8 posto sulla integrit\u00e0 etica dell\u2019impresa nel suo complesso e sulla valorizzazione di tutte le potenzialit\u00e0 della persona che opera nel contesto aziendale.<em> <\/em>Dalla letteratura scientifica della sociologia d\u2019impresa si evince che un primo approccio allo <em>Humanistic Management<\/em> risale alla met\u00e0 del ventesimo secolo, fa riferimento alla scuola delle \u201chuman relations\u201d ed \u00e8 centrato sulla motivazione. Un secondo approccio si sviluppa intorno agli anni \u201980: con un focus sui processi organizzativi, prende in considerazione l\u2019influenza della cultura d\u2019impresa sui comportamenti individuali e sul decision-making. Ma solo nella seconda met\u00e0 del XX secolo&nbsp;si afferma uno <em>Humanistic Management<\/em> basato sull\u2019idea che l\u2019impresa \u00e8 fondamentalmente un convivio, una comunit\u00e0 di persone, e si diffonde in tutto il mondo, anche se naturalmente assume caratteristiche differenti nei singoli contesti nazionali. Tale approccio \u00e8 alternativo alla pervasiva, \u201csolida\u201d, dittatura dello <em>Scientific&nbsp;Management<\/em>.<em> <\/em>Quest\u2019ultimo affonda le sue radici in Adam Smith e nella rivoluzione industriale inglese. Ha avuto il merito di rappresentare un punto di vista specificatamente caratterizzato, con una straordinaria capacit\u00e0 costruttivistica e interpretativa della realt\u00e0 e dell\u2019esperienza organizzativa. A livello della produzione, i riferimenti sono stati la serialit\u00e0, la standardizzazione, la specializzazione del lavoro e delle mansioni. A livello dello scambio, il mercato di massa e l\u2019orientamento al prodotto e alla quantit\u00e0. Le organizzazioni ispirate e gestite attraverso la prospettiva paradigmatica dello <em>Scientific Management<\/em> si pongono come soggetti collettivi chiusi, con una forte capacit\u00e0 previsiva e una visione lineare\/sequenziale del processo decisionale. Lo <em>Scientific Management<\/em> formalizzato da Taylor disegna un\u2019organizzazione in cui il potere scende dall\u2019alto, le strategie sono defi nite da un vertice ristretto, gli obiettivi assegnati e non scelti, con un sistema di comando e controllo in cui sono i senior executives ad allocare le risorse. Prima del web era difficile immaginare alternative a questa ortodossia manageriale, ma Internet ha determinato l\u2019esplosione di <em>nuove forme di vita organizzativa<\/em>, in cui il coordinamento si ottiene senza centralizzazione, il potere sta nelle capacit\u00e0 e non nei ruoli, la conoscenza condivisa trionfa sull\u2019autoritarismo. Le comunit\u00e0 spontanee intorno a specifici interessi aumentano le opportunit\u00e0 di innovazione e le performance sono valutate dai pari. La crescente disponibilit\u00e0 di social software (anche gratuiti) e la massiccia introduzione sul mercato di piattaforme collaborative da parte di tutti i grandi player dell\u2019ICT rendono oggi realizzabile questa nuova visione: <em>la social organization<\/em>. (Minghetti, 2013). Appare evidente l\u2019inadeguatezza di un tale procedere a fronte di un mondo \u201ccomplesso\u201d, vale a dire plurale, nonch\u00e9 in rapido e continuo mutamento nel tempo e nello spazio remoto e di prossimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, <em>l&#8217;intelligenza artificiale<\/em> generativa che si sta sviluppando rapidamente, cos\u00ec come le sue modalit\u00e0 di utilizzo da parte delle aziende, della medicina, delle istituzioni di istruzione e formazione. IA si riferisce alla capacit\u00e0 di eseguire compiti che normalmente richiedono l\u2019intelligenza umana, come la risoluzione di problemi, l\u2019apprendimento e la percezione. L\u2019IA pu\u00f2 essere classificata in due categorie<em>: IA debole<\/em> (narrow AI) e <em>la IA forte<\/em> (general AI). La prima \u00e8 progettata per eseguire compiti specifici, mentre la seconda mira a replicare l\u2019intelligenza umana in generale. (Porter M.E., 1980). Si pu\u00f2 riscontrare una connessione tra <em>l\u2019intelligenza umana, collaborativa e artificiale generativa<\/em> attraverso i concetti di <em>complementarit\u00e0, collaborazione e apprendimento<\/em>. <em>Complementarit\u00e0<\/em>, perch\u00e9 l\u2019IA umana e l\u2019IA possono essere complementari in quanto quest\u2019ultima aiuta le persone ad eseguire compiti ripetitivi o complessi. <em>Collaborazione,<\/em> perch\u00e9 l\u2019intelligenza collaborativa pu\u00e0 essere utilizzata per integrare \/combinare le capacit\u00e0 delle persone e delle macchine per raggiungere obiettivi comuni. <em>Apprendimento<\/em> perch\u00e9 l\u2019IA pu\u00e0 apprendere dalle persone (pu\u00f2 essere addestrata ad essere autonoma sostiene Fortino) e migliorare le sue capacit\u00e0, mentre le persone possono apprendere dalle macchine e migliorare la loro comprensione del mondo, delle cose. In buona sostanza <em>l\u2019intelligenza umana, collaborativa e artificiale<\/em> generativa sono concetti interconnessi che possiamo utilizzare per migliorare la nostra comprensione del mondo e raggiungere obiettivi comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, si muovono i saggi elaborati da studiosi che presentano ricerche teoriche ed empiriche offrendo riflessioni interessanti, seppure non esaustive, rilevando soprattutto che l\u2019IA deve essere usata con grande responsabilit\u00e0. Sicuramente essa sta producendo una grande rivoluzione nel mondo del lavoro e vi sono vantaggi ma anche svantaggi che i vari studiosi hanno considerato. Alcuni sostengono che il lavoro in futuro crea disoccupazione in quando le macchine sostituiranno l\u2019uomo. Certamente tutto questo implica la necessit\u00e0 di conoscere l\u2019IA per non subirla e regolamentarla anche sul piano giuridico, etico, della sicurezza e della privacy per non perdere di vista il rispetto dei diritti individuali. Si evince che i giovani si fidano troppo di ChatGPT che ormai \u00e8 una presenza costante nei giovani e meno giovani, per cui occorre rendere consapevoli loro della funzionalit\u00e0 attraverso la mediazione del pensiero critico anche perch\u00e9 chi non comprende la tecnologia\/ l\u2019IA oggi sar\u00e0 governato da chi la conosce. Il grande rischio \u00e8 la manipolazione di alcuni nei confronti delle persone che dovrebbero essere informati e formati all\u2019uso dell\u2019IA. Infatti, oggi la maggior parte delle persone si affida all\u2019IA per avere risposte rapide e perfette che derivano da algoritmi che non dipendono da loro ma da altri che detengono le informazioni. Ecco che occorrer\u00e0 sempre pi\u00f9 addestrare l\u2019intelligenza artificiale generativa, applicandola ai processi educativi sia per i normodotati che per i soggetti con BES, al fine di potenziare le dimesioni didattiche, la progettazione del curricolo che consente di sviluppare l\u2019individualizzazione e la personalizzazione ma anche automatizzare i processi didattici con un\u2019assistenza immediata. In conclusione, l\u2019IA pu\u00f2 contribuire a ridurre le disuguaglianze attraverso una didattica adattata alle situazioni specifiche ma bisogna fornire agli insegnanti competenze specifiche per informare e formare gli studenti e le studentesse del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Aversa R.,&nbsp;Kolodziej J., Zhang Jun, Amato F.,&nbsp;Fortino G. (2013). Algorithms And Architectures For Parallel Processing (<em>13th International Conference, Ica3pp 2013, Vietri Sul Mare, Italy, December 18-20, 2013, Proceedings, Part II)<\/em>.&nbsp;Berlino: Springer<\/p>\n\n\n\n<p>Bolognesi F. (2024). <em>Intelligenza artificiale<\/em>. <em>Come il Machine Learning e l\u2019Ia Generativa possono trasformare le attivit\u00e0 e generare vantaggi competitivi<\/em>. EPC Editore<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Cuomo S.,&nbsp;Ranieri M.,&nbsp;Biagini G., (2024). <em>Scuola e Intelligenza Artificiale. Percorsi di alfabetizzazione critica.<\/em> Roma: Carocci<\/p>\n\n\n\n<p>Dom\u00e8nec Mel\u00e9, in<em>&nbsp;The Challenge of Humanistic Management<\/em>&nbsp;<em>(<\/em>Journal of Business Ethics,<em>&nbsp;<\/em>Volume 44, Number 1, 2003<\/p>\n\n\n\n<p>Gardner H. (2006). <em>Multiple Intelligences: New Horizons in Theory and Practice,<\/em> New York: Basic Books<\/p>\n\n\n\n<p>Goleman D. (2011). <em>Intelligenza emotiva<\/em>. Milano: Rizzoli<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e9vy P. (1999). <em>L&#8217; intelligenza collettiva. Per un&#8217;antropologia del cyberspazio<\/em>. Milano: Feltrinelli<\/p>\n\n\n\n<p>Minghetti M. (2013). <em>L&#8217;intelligenza collaborativa. Verso la social organization<\/em>. Milano: EGEA<\/p>\n\n\n\n<p>Ortega Y Gasset J. (2016). <em>L&#8217;uomo e la gente<\/em>. Sesto San Giovanni: Mimesis<\/p>\n\n\n\n<p>Porter M.E. (1980). <em>Comptetitive strategy: techniques for analyzing industries and competitors<\/em>. United Kingdom: Free Press.<\/p>\n\n\n\n<p>Sternberg R. J. (1987). <em>Teorie dell&#8217;intelligenza<\/em>. Milano: Bompiani<\/p>\n\n\n\n<div data-wp-interactive=\"\" class=\"wp-block-file\"><object data-wp-bind--hidden=\"!selectors.core.file.hasPdfPreview\" hidden class=\"wp-block-file__embed\" data=\"https:\/\/educrazia.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/numero-2-Rivista-Intelligenza-artificiale_REV_DEF.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di numero-2-Rivista-Intelligenza-artificiale_REV_DEF.\"><\/object><a id=\"wp-block-file--media-c79de6aa-96c3-45a9-a2e7-456208eefd8b\" href=\"https:\/\/educrazia.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/numero-2-Rivista-Intelligenza-artificiale_REV_DEF.pdf\">numero-2-Rivista-Intelligenza-artificiale_REV_DEF<\/a><a href=\"https:\/\/educrazia.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/numero-2-Rivista-Intelligenza-artificiale_REV_DEF.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-c79de6aa-96c3-45a9-a2e7-456208eefd8b\">Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VOLUME&nbsp;I NUMERO&nbsp;2 &#8211; ANNO&nbsp;V Luglio\/Dicembre 2024 ISSN&nbsp;2705-0351 (online) Introduzione Intelligenza, intelligenza collaborativa e intelligenza artificiale generativa tra modelli e ricerche empiriche\/Intelligence, Collaborative Intelligence and generative Artificial Intelligence between Models and Empirical Research Paolina Mul\u00e8 Universit\u00e0 di Catania Questo numero L\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale nella didattica generale e speciale\/AI\u2019s Impact on General and Special Didactics nasce dopo &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/educrazia.com\/?p=198\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Online &#8220;L\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale nella didattica generale e speciale\/AI\u2019s Impact on General and Special Didactics&#8221;&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/198"}],"collection":[{"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=198"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/198\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":208,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/198\/revisions\/208"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=198"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=198"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/educrazia.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=198"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}